Studiando biologia e istologia mi sono sempre chiesta come sarebbe stato poter vedere in tre dimensioni tutti quei minuscoli organuli e macromolecole di cui magari conosco forma, dimensioni, funzione e proprietà (più o meno...) ma che purtroppo restavano inevitabilmente "piatti" come i disegni del libro. Per puro caso mi sono imbattuta in questo video a mio avviso delizioso:
...dite la verità, non ispira simpatia? e poi è stato realizzato ad Harvard, voglio dire, non ho mica detto l'Unifi! :)
Eccomi qua a parlare anch'io di Facebook, dopo aver letto i notevoli posts di alcuni miei compagni bloggers. Quando si è cominciato a parlare più frequentemente di Facebook il mio interesse è stato pressoché nullo, della serie: "è solo un'altra delle innumerevoli mode che importiamo dall'estero, per me è inutile, per quello che devo farci MSN basta e avanza". Poi arriva il momento in cui praticamente tutti quelli che conosco, più o meno, dicono che sono su Facebook, quanto e come lo usano, quante cose si scoprono della gente che si conosce anche solo "di vista". Eccellente, penso fra me e me, lo hanno tutti?un buon motivo in più per tenermene fuori. A marzo comincia questo corso di informatica che ha avuto ben poco (per fortuna!) di un corso universitario accademico canonico e chi più ne ha più ne metta e uno dei miei compagni della blogoclasse pubblica un post su "i buoni motivi per odiare Facebook". E mi trova all'inizio completamente d'accordo. In seguito ho avuto modo di parlare con altre amiche di questo strabiliante strumento fuggito da alcuni e incensato da altri e ciò che più spesso è venuto fuori è che gran parte delle persone che conoscevano e che contavano fra le loro amicizie non facevano altro che pubblicare foto e video della propria vita privata, fare quizzes di dubbio spessore, commentare le foto altrui, in sostanza, perdere tempo facendosi gli affari degli altri e/o mettendo in vetrina i propri. Per una come me, riservatissima e amante dell'anonimato, non sono state altro che una conferma della decisione di non prendere parte a tale sistema. Tuttavia, se c'è una cosa su cui ho riflettuto nell'ambito di quest'esperienza della blogoclasse, grazie non solo ai post e agli assignments, ma anche ai commenti, scritti e non, che sono seguiti agli argomenti di discussione comune, è che non si può davvero mai giudicare qualcosa senza prima aver provato (droghe leggere e pesanti escluse, s'intende). Ovviamente, non nego che la sua parte l'ha fatta anche la curiosità, ma credo che sia stata una curiosità sana di andare a sperimentare di persona: lo hanno tutti?vediamo se merita davvero, se è come dicono, se mi può servire, se avevo ragione a dire che non mi serve o mi stavo sbagliando. Della vita sentimentale altrui non me ne frega assolutamente niente, e del fatto che su Facebook si ritrovano troppi ex, beh, credo che certa gente rimanga ex anche se "ha accettato la tua amicizia su Facebook". Così mi sono iscritta anch'io e, nonostante certo non sia ancora un granché pratica delle molte funzionalità che Facebook offre, ho potuto cominciare a farmi un'idea. La prima impressione a caldo è stata che sì, la gente si mette in mostra e fa cose inutili, ma mescolati a questa enorme massa di sostanziale réclame di sé stessi ci sono anche aspetti di innegabile utilità: dalla questione già citata da molti "sostenitori" che grazie a Facebook è possibile dare notizia di "eventi" a un gran numero di persone potenzialmente interessate senza perdere tempo con telefonate e messaggi al fatto che, data la grande risonanza che hanno le notizie di qualsivoglia natura, grazie a Facebook è possibile veicolare anche contenuti "seri" e iniziative impegnate, aprire discussioni serie e aperte a 360 gradi, avere accesso a testimonianze di vita di vario genere di cui altrimenti non verremmo a conoscenza. Tutto questo non è inutile, non è solo moda, credo. Facebook, come tutti gli strumenti che il web 2.0 ci mette a disposizione, deve essere usato adoperando la testa, senza lasciarsi vincere dal pettegolezzo imperante o da un certo tipo di curiosità, senza che ci crei dipendenza, come si diceva nel medesimo post, ma al contrario sfruttandone le potenzialità per scopi di reale utilità comune, nostra e di coloro che fanno parte della nostra rete, facendo in modo che l'equazione "Facebook=solo una moda" sia valida solo per gli aspetti più ludici e frivoli di questo social network e che invece resti nel tempo la componente utile e "social" nel vero senso del termine. Insomma, provare per credere (e per giudicare, soprattutto), questo direi che è stato il motivo fondamentale per cui alla fine anch'io mi sono inserita nella rete di Facebook. Poi, che c'entra, qualche quiz idiota lo farò pure io, anche se certamente non metterò in bella mostra foto o altro che mi riguardi davvero: quello che voglio dire è che gli eccessi stanno male in tutti i sensi, sia fare gli intellettuali snob per forza sia cedere a tutte le frivolezze che ci vengono offerte.
Dal momento che ora il mio chiodo fisso è istologia (e cos'altro sennò?), dopo aver visitato il sito Blue Histology segnalato da Lorenzo sul suo blog, mi sono messa a cercare un po' in giro per il web altri siti non solo per vedere un po' più preparati di quelli che dobbiamo vedere in fretta e furia alle esercitazioni ma anche per cercare altri test con i tessuti da riconoscere...e direi che ho trovato diversi siti promettenti. Magari alcuni li conoscete già, in ogni modo io ne voglio segnalare un paio:
http://www.bu.edu/histology/m/index.htm, questo invece è meraviglioso, ci sono le immagini dei preparati suddivisi per argomenti e soprattutto c'è la possibilità di vederli sia senza spiegazione sia labelled, ovvero con lo schemino sovrapposto all'immagine che spiega che cosa sono le varie parti segnalate a cui prestare attenzione per il riconoscimento, non so se mi sono spiegata...il senso è quello dell'atlantino Bani che ha gli schemi a fianco ma meglio, secondo me, più tipo com'è il Wheater (e chi mi conosce sa quanto io ami quell'atlante...).
Altri siti di istologia li trovate fra i miei bookmarks di Delicious, qui ho segnalato quelli che mi sembravano più significativi.
Eccoci alla fine del corso di informatica. Non so se ci sia davvero bisogno di un mio ulteriore commento sul corso, dato che credo di essere riuscita a esprimermi in maniera abbastanza sintetica ma completa rispondendo al questionario del prof. Vorrei però mettere in fila alcune cose che mi sono venute in mente ripensando al percorso fatto con questo corso e che ovviamente col questionario c'entrano fino a un certo punto.Partiamo con le cose più spicciole, ovvero: a me di base il web piace, solo che ci capisco il giusto e forse per questo nutro anche un po' di diffidenza. Tra l'altro avevo già un blog, e non nego che un pochino mi sia dispiaciuto metterlo da parte per cominciarne uno nuovo. Nel compiere la semplice operazione di creare un nuovo blog mi sono resa subito conto di non essere affatto "esperta" come sembrava al liceo (e fra parentesi, se al liceo a certi miei compagni io sembravo una esperta vi lascio immaginare il livello di alfabetizzazione digitale di questi qui...), per cui la prima "sfida" è stata imparare a fare anche cosette banali come modificare una parte di html o impostare i feed: da questo punto di vista, spicciolo e meccanico, devo dire che il corso ha funzionato, eccome, tanto che ora il web mi piace ancora di più! In ogni modo, credo che certe cose si possano imparare e fare proprie solo facendole, le istruzioni scritte non funzionano mai allo stesso modo. E poi, come è fatto un hardware o cos'è la CPU lo posso andare a leggere da me quando mi pare su Wikipedia. Ripartendo ancora dall'aspetto spicciolo delle "abilità digitali", vorrei dire quanto mi siano state utili le "guide" scritte da alcuni miei compagni di corso sulla personalizzazione del blog: oltre alla conferma del fatto che io di mio sapevo poco, secondo me questa formula della blogoclasse è stata anche la riprova che nella sfida peer-to-peer VS gerarchie hanno vinto il confronto e l'interazione fra pari e non il rapporto uno a molti del sistema gerarchico di diffusione di conoscenze. Con questo esempio delle guide-per-blog dei miei compagni voglio semplicemente dire una cosa ovvia, e cioè che si impara molto di più, meglio e più in fretta dall'interazione di chi è un tuo pari, in senso lato, perché parla come te, ha problemi simili ai tuoi e sta cercando risposte che possono essere un buon punto per entrambi. Stavolta sono stata semplicemente ad ascoltare e guardare, poiché avevo da imparare, ma questo non significa che un domani non sia anche io nella condizione di portare il mio contributo all'accrescimento del sapere condiviso, e allora non avrò dubbi: non ha senso tenersi per sé le idee.E qui vengo ad un altro aspetto che ha caratterizzato la mia partecipazione al corso, ovvero: la scarsità di interventi. Anche questo in un certo senso si ricollega al fatto che ho ritenuto di aver più bisogno di imparare/riflettere che non di prendere la parola. Ho già detto in altre occasioni che la mia renitenza a prendere la parola deriva in larga parte da una timidezza di fondo e da un senso di insoddisfazione di fronte ai risultati del mio esprimermi per scritto, perché spesso mi accade che le cose sono più chiare e più vere nella mia testa che non nel testo che ne esce fuori, perché le parole mi sembrano sempre pesanti e i significati globali del mio pensare di scarsa importanza, perché temo di venir fraintesa (un residuo della diffidenza?) e generare equivoci e, talvolta, persino di essere superflua...che detto così sembra che io sia una sull'orlo della depressione (il che non è improbabile) ma è soltanto un modo, l'ennesimo e improprio e deformato dalle parole che uso, di esprimere la stessa cosa, la mia titubanza nel prendere la parola e dire la mia. Questo per tentare di rendere ragione del perché ho scritto/commentato così poco e del perché sono stata "alla finestra" a guardare gli interventi degli altri, peraltro, con un interesse via via crescente, perché ho potuto da ciascuno imparare qualcosa e trovare in ciò anche una componente assai rilevante di divertimento, che all'inizio del corso non era prevista.Detto questo mi sembra di essere andata abbondantemente fuori tema, sicché posso concludere tornando sinteticamente al tema, il commento sul corso, anche alla luce delle "precisazioni" che ha fatto il prof sulla sua fine. Sicuramente è stato un'esperienza di insegnamento "non convenzionale", diversa, più "elastica" e "personalizzabile", cose che non sono certo i corsi tradizionali, ma non per questo meno valida, anzi, è proprio calandosi nel vivo dei problemi e delle situazioni che si riesce davvero a imparare non qualcosa che serva ora tanto per spuntare un altro esame nel piano di studi ma qualcosa che rimanga a lungo, per il futuro non solo immediato. Non so se il mio piccolo contributo sia servito a qualcosa/qualcuno, con molta probabilità no, quello che è certo però è che io mi sento davvero arricchita dall'esperienza della blogoclasse, anche se apparentemente non sembra, dato il mio silenzio, ma non voglio tornare al discorso di prima, in fondo, come dice il prof, non ci sono scadenze, e abbiamo un sacco di tempo davanti a noi...
Quanto tempo era che non imbrattavo con le mie chiacchiere questo blog! E allora veniamo alle chiacchiere. Ho seguito in questo mese la discussione sulla scuola e la scolarizzazione che il prof ha innescato nella nostra blogoclasse, ovviamente, come mio solito, data la mia riluttanza a prendere la parola, semplicemente leggendo gli interventi e i commenti dei miei compagni più prolifici...eccola che allora vuol dire la sua! No no, tranquilli, non voglio tediare nessuno, l'ho già fatto una volta, e poi tutte le volte che scrivo qualcosa il giorno dopo lo rileggo e mi dico "quante bischerate:potevi anche stare zitta". Devo ammettere che le parole del prof mi hanno colpito molto, anche se non le ho mai commentate esplicitamente. Il fatto è che per me le parole, una volta scritte, assumono sempre un peso incredibile, diventano improprie, falsano in parte il senso di ciò che volevo esprimere, sicché mi risparmio. E' inutile che ribadisca che anche io faccio parte della nutrita schiera di coloro che alla scuola ci si sono adattati e che dunque in qualche modo sono portati a difenderla, ma non posso che condividere quanto dice Chimes of Freedom nella sua risposta del 27 aprile. Il prof nel suo commento aveva detto:"Il mondo l'hanno comunque sempre mandato avanti i visionari e non quelli che si fidavano e si trovavano comodi. Il vostro futuro dipende dalla vostra capacità di essere visionari." Beh, è vero, ed è bellissimo, non saremmo qui a parlarne se prima di noi non ci fossero state delle persone visionarie che si sono spese per la loro visione, ma purtroppo (e voglio ribadire purtroppo!) la storia ci insegna che i visionari sono pochi, sono pochi nel grande numero di uomini che si sono succeduti nei secoli passati coloro che hanno lasciato un segno profondo e duraturo nella storia della società e del suo pensiero, e sono purtroppo pochi anche coloro che hanno a vario titolo lasciato un segno importante nell'ambito ristretto di un settore o di una città, tanto che mi sembra irrealistico pensare che io in qualche modo possa essere una di loro, anche nell'ambito più ristretto che si possa immaginare. Certo, è vero che sarebbe più nobile provarci e non desistere subito, ma purtroppo devo ammettere che già alla mia età alcuni obiettivi mi sembrano utopie, e a me le utopie non piacciono più di tanto. Questo è forse in contraddizione con la mia natura sognatrice, ma forse è proprio perché avverto il contrasto con la realtà che ho elaborato questa necessità di difesa preliminare. Per tornare ai visionari, il prof ci ha mostrato quanto sia cara a lui la figura di Don Milani. Una figura che ha rotto degli schemi, che ci ha costretti a pensare e ripensare noi stessi e molte delle nostre certezze, ma quanti oggi stanno innescando con la loro opera un simile terremoto di coscienze? E qui è chiaro che ci sono, sono io che non li conosco. Certo, bene. Ma allora quanto stanno influenzando oltre al dibattito culturale anche le scelte politico-economiche sottostanti a ciò di cui dibattono? Se non sbaglio anche Don Milani non era proprio nelle grazie di chi all'epoca aveva gli strumenti politici ed economici per dare una nuova direzione a certi aspetti della società. Questo per dire che (sempre secondo me, obviously) non basta un movimento culturale, per quanto vasto e autorevole, per quanto portatore di nuova conoscenza e nuovo senso critico, per quanto capace di dare un nuovo senso a "vecchie istituzioni" come la scuola, se questo non è recepito e sostenuto dalla volontà e dall'impegno di chi ha davvero i mezzi per attuare dei cambiamenti più o meno radicali, ovvero le istituzioni pubbliche e private e le amministrazioni locali, e dunque, in ultima analisi, i governi. Ma questo ovviamente non è ancora possibile, perché purtroppo chi ha i mezzi, a tutti i livelli, ha trovato da tempo la sua bella sistemazione in questo sistema (quelli sì che si sono adattati!) ed è ben lungi dall'aver intenzione di cambiare lo status quo, piuttosto ti mangiano prima di cedere e provare a mettersi in discussione. Come disse la mia prof di filosofia, ogni cultura che si trova ad essere dominante cerca di perpetuare se stessa, ed è aggressiva con chiunque la attacchi direttamente. Ora, questo non vuol essere un invito al quieto vivere e alla rassegnazione, o peggio al conformismo, al contrario: se un invito dev'essere, sarà sì al cambiamento, ma graduale, e soprattutto dall'interno del sistema. Mi spiego meglio. Trovo che sia molto più realistico e "fattibile" cercare di inserirsi in questo sistema, anche non condividendolo in molti aspetti, e cercare di raggiungere una qualsivoglia posizione in qualsivoglia ambito si scelga o capiti che ci consenta di avere un minimo di potere decisionale, in modo da poter influire positivamente su ciò che ci è affidato, in modo da poter intanto offrire concretamente qualcosa di diverso da quello che il sistema vorrebbe e da farlo arrivare a chi si rivolge a noi, che così potrà cominciare a vedere che qualcosa sta cambiando, ripensarci, diventare nel suo piccolo un nuovo tassello del cambiamento del sistema. Questo è quello che intendo per gradualità: una cosa per volta non sembra nulla, il "sistema" non se ne accorge, ma alla fine qualcosa è cambiato davvero. In fondo, nonostante esprima una critica radicale alla scuola, è proprio quello che sta facendo il prof (e in un certo senso l'ha anche ammesso): parte dalla sua posizione nel sistema per modificarlo, per far riflettere chi gli capita a tiro...quello che non capisco davvero è la necessità di essere radicali, quando (sempre secondo me, of course) sulla lunga distanza i cambiamenti graduali (proprio perché graduali e suscettibili sempre di una inversione di rotta) sono più incisivi e meno dannosi delle rivoluzioni. O forse sono io che capisco sempre a modo mio...nel dubbio è meglio tornare al mio solito silenzio, che per inciso quasi mai è un assenso, ma più spesso una sospensione del giudizio.
Su medal.org di algoritmi ce ne sono a volontà e di sicuro potrò apprezzarne l'utilità quando avrò le conoscenze adeguate, tuttavia ho seguito il consiglio dell'assignment e ci ho "giocato" un po', prima semplicemente esplorando quelli disponibili senza registrazione e poi registrandomi per poter accedere anche a tutto il database. Ho scoperto che anche io ho il 98% di probabilità di vivere altri dieci anni (!) e che sarei somewhat depressed, oltre ad aver calcolato il mio peso ideale sul quale sorvolerei...ma non è di questo che voglio parlare. Vorrei piuttosto segnalare un problema che ho avuto e cioè: finché gli algoritmi sono online tutto ok, ma quando voglio scaricare un foglio di lavoro e clicco su "Excel Sheet" mi apre una pagina con dei dati già inseriti e se clicco "reset" mi appare questo messaggio:
...dipende forse dal fatto che ho Firefox e non Explorer?ma non credo...sicché non sono riuscita a scaricare materialmente il foglio excel da usare dopo...per cui, se qualcuno passa di qui mi lasci detto come si fa!!!
Scribd.com. Che cos'è? Forse tutti voi lo sapete e dunque queste mie tristi righe digitali sono pressoché inutili, ma siccome spero che fra i lettori vi sia ancora qualche neofita dell'ambiente come ero e sono ancora anch'io ho intenzione di spendere due parole lo stesso. Tutto cominciò il giorno in cui ho dovuto leggere il saggio "Coltivare le connessioni" del prof, giorno in cui sono capitata su scribd e ho dovuto registrarmi per scaricare il saggio suddetto. Nei giorni seguenti mi è pure venuto il dubbio che vi fossero altre strade per appropriarsi del saggio, così come ora mi sta assalendo il dubbio che tutti abbiano dovuto registrarsi e che dunque la mia scoperta non sia affatto una scoperta, ma siccome ancora nessuno che io sappia ne ha ancora parlato forse c'è ancora la speranza che io possa in un certo senso rivendicarne l'esclusiva. Tornando al punto, scribd.com è un sito di condivisione di documenti. Ti registri e puoi pubblicare tutto quello che ti va, applicando ai tuoi docs una licenza Creative Commons a tua scelta, così come puoi scaricare i documenti che ti interessano. Non solo per far vedere che ho imparato a mettere i links ma soprattutto perché mi fa fatica spiegarmi più oltre, questa è la pagina di scribd.com su Wikipedia. Forse dal mio post non traspare l'entusiasmo, ma devo ammettere che sono rimasta letteralmente folgorata. Su scribd.com si trova di tutto, in tutte le lingue, anche se ovviamente la stragrande maggioranza dei documenti è in inglese, e come sempre nelle grandi quantità c'è anche la spazzatura o la roba semplicemente inutile, ma basta mettersi a cercare e salta fuori anche quello che si sta cercando. Mi ricordo che all'inizio della nostra blogoclasse lessi in un commento di non ricordo chi che qualcuno stava cercando o aveva trovato con difficoltà un manuale di grammatica svedese che dovesse servire per farsi un po' di basi di lingua con la prospettiva di andare a lavorare in Svezia: ebbene, su scribd.com ci sono anche manuali di swedish grammar a costo zero! Poi, ad esempio, esplorando le tags e cercando "firenze" vengono fuori documenti di utenti che dibattono su tav e tranvia o pubblicità più o meno indesiderata di trattorie e locali...questo per dire che scribd.com ha tutta l'aria di essere uno strumento adatto anche per farsi vedere, per esprimere delle opinioni e proporle ad una platea vasta tanto quanto quella che può avere chi mette i video su youtube. Ma quello che mi ha conquistata davvero è che anche io posso condividere documenti! Che detto così sembra che abbia scoperto l'acqua calda, ma il punto è un altro. Dal momento che il sogno che mi porto dietro fin dalle elementari è quello di diventare una scrittrice famosa e dal momento che tale sogno non si realizzerà per l'ovvia ragione che non so scrivere come vorrei e che dunque sarò più utile alla società in altra maniera (almeno spero), almeno così potrò avere la soddisfazione di "pubblicare" i miei brevi e umili racconti...magari dopo averli tradotti in inglese, il che è un esercizio che non può che tornare utile. Sarà pure poco, ma per me non lo è...e lo dimostra il fatto che nei due pomeriggi liberi che ho avuto questa settimana invece di cominciare a fare istologia (come mi ero ripromessa mercoledì pomeriggio sul treno) ho solo saltellato da un documento all'altro...